Grazie (di nuovo).

Domani il Vik compie 1 mese. In soli 30 giorni abbiamo visto tante facce, ascoltato tante proposte ed idee, organizzato, discusso.                                Siamo persino diventati co-produttori di un documentario. Si, perchè parte degli incassi e le vostre offerte delle serate di cineforum del mese di Febbraio hanno permesso di acquistare 20 quote per la realizzazione di “Stay Human – The reading movie” , prodotto dai ragazzi di Azione Sperimentale.

Anche le domeniche di Marzo avranno un obiettivo simile: la realizzazione di un documentario indipendente sulle carceri italiane.

Elia Agosti, uno dei realizzatori del documentario, ce lo descrive così:           “L’articolo 27 della Costituzione prevede che: -la responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte.–                                                                                                                    E’ partendo da questo articolo che inizia il nostro viaggio all’interno di 4 carceri Italiane, alla scoperta di come questi principi vengano o meno messi in pratica e del ruolo, delle forme e dei risultati della rieducazione durante il percorso carcerario.                                                                                                    Come già Darwin, con la sua teoria evoluzionistica, dimostrò il ruolo fondamentale che l’ambiente circostante gioca nell’evoluzione di un essere vivente, così si può affermare che una catena di giorni tutti uguali trascorsi in una cella sovraffollata e senza sfoghi non possa che incattivire chi è obbligato a viverla. A questo punto diventa inevitabile chiedersi se davvero il carcere abbia un’ “utilità” per chi vi è condannato o per la società stessa che pensa di aver eliminato il problema nascondendolo sotto al tappeto, o se non sia altro che una sorta di buco nero, in cui la gente entra per non uscire più, la zona franca della città dove non importa quello che succede, ma che serve agli “onesti” cittadini per identificare e allontanare il “male”.

Abbiamo tutti voglia di ascoltare voci nuove e storie che non conosciamo.           Ma alcune storie, per essere raccontate, hanno bisogno di spazio e fondi;             le produzioni indipendenti vivono di passaparola e partecipazione e noi, nel nostro piccolo, vogliamo parlarne e partecipare.


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...