Ieri, a Bulciago.

Ieri sulla prima pagina del Manifesto, a un anno dalla morte di Vittorio Arrigoni, c’era una vignetta di Vauro dedicata a lui : una pipa, la sua pipa, gettata in terra, dà le radici a un germoglio che sembra avere tutte le intenzioni di diventare albero.

Le radici di Vittorio affondano a Bulciago. Da lì lui parte per i suoi viaggi che lo portano ad avvicinarsi sempre di più alla sua meta finale, la Palestina. Eppure Bulciago è piccola e muta, sembra costruita per vivere in pace ognuno dentro il proprio giardino, è strano immaginare che da quello scenario di case in ordine la mente possa portarti a luoghi tanto lontani e tanto poco in ordine e in pace.

Ieri Bulciago ha ricordato Vik, la sua morte e soprattutto la sua vita, quella che tuttora continua a respirare e vivere tramite l’opera di attivisti di tutto il mondo.

La manifestazione era organizzata al centro sportivo comunale, che un anno fa ospitò il suo funerale. Trovarlo non è stato difficile, abbiamo seguito le uniche persone in giro con quella pioggia, e andavano tutte lì.

Siamo entrati, l’atmosfera non era quelle delle commemorazioni, forse anche perchè il palazzetto era pieno di bambini. In effetti Vittorio era molto concentrato sulla tutela dell’infanzia e sulla necessità dell’educazione al rispetto reciproco.

Parlando del suo libro Restiamo Umani (ai bambini palestinesi feriti e alle loro famiglie Vittorio decise di destinare il ricavato della vendita del libro) scriveva su Guerrillaradio:

Mettete quel volume al sicuro, vicino alla portata dei bambini,
di modo che possano sapere sin da subito di un mondo a loro poco distante, dove l’indifferenza e il razzismo fanno a pezzi loro coetanei come fossero bambole di pezza.
In modo tale che possano vaccinarsi già in età precoce
contro questa epidemia di violenza verso il diverso e ignavia dinnanzi all’ingiustizia.
Per un domani poter restare umani.”

Ieri i bambini portati dai genitori a vaccinarsi contro la cecità adulta erano tanti, l’attenzione era rivolta a loro, testimoni implacabili degli scenari decisi dai grandi.

C’erano i disegni dei bambini che erano lì e c’erano quelli fatti dai bambini di Gaza, disegni in cui casette e alberi e mamma e papà non sono soggetti scontati come il sangue e le esplosioni.

Dal palco, l’intervento della mamma di Vittorio, Egidia Beretta, è dolce e commosso, ma consapevole dell’importanza del sacrificio di un figlio in cambio di un simbolo a cui tanti si sono aggrappati nella speranza di non sottomettersi a piccole e grandi ingiustizie che cadono nel silenzio. La conclusione del suo discorso si incunea in una sola parola, Pace, pronunciata con fermezza in italiano, inglese, ebraico e arabo.

Vittorio è stato seppellito a Bulciago, il cimitero è a duecento metri dal luogo della manifestazione.

E’ un piccolo cimitero di un piccolo paese, con gli stessi cognomi che si ripetono e lapidi e statue. Non sappiamo dove si trovi la lapide di Vittorio ma non può che essere diversa da quelle con le statue di morti sfarzosi, ci ripetiamo. La troviamo solo quando ci viene in mente la sua idea della morte, che tante volte aveva immaginato e messo in conto, visto che si trovava in Palestina dentro ambulanze bombardate. Così uno che dice “Non voglio essere seppellito sotto nessuna bandiera, semmai voglio essere ricordato per i miei sogni”, non può essere che lì, in disparte, seppellito insieme a suo padre sotto marmo bianco, fiori e una bandiera, sì, però quella della Palestina. Della bandiera dell’Italia inutile parlare, lo Stato si è totalmente disinteressato della faccenda e continua a disinteressarsene, ad eccezione di qualche fredda dimostrazione di solidarietà formale che arriva dal Governo attuale con ritardi imbarazzanti.

Vittorio riposa in pace solo nei nostri ideali, certamente non sotto una terra che continua a essere uno scenario disgustoso di indifferenza. Senza contare che su questo scenario si colloca il processo in merito alla sua uccisione, avvenuta dopo poche ore dal rapimento e in circostanze che non potrebbero essere più lontane dall’essere chiarite (qui un articolo del Manifesto con gli ultimi aggiornamenti).

CircoloVik.

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