Noi

Son passati 3 anni da quell’ottobre 2011 in cui si è per la prima volta parlato della possibilità di aprire un posto diverso in città. E dall’ottobre 2011 al febbraio 2012 (data di apertura) è stato un susseguirsi di riunioni, scambi di idee, ricerche del posto: ricordiamo bene tutti/e le visite a posti stupendi ma troppo costosi e a posti meno stupendi e meno costosi ma completamente da rifare, in altre zone della città.

Il Vik in via Campagna è arrivato per caso: era il giusto compromesso tra il costo dell’affitto (che è aumentato in questi anni, e si tratta di 425€ al mese) ed il fatto che non ci fosse da farci troppa manutenzione (per aprire un locale, al di fuori del centro storico, bisogna avere il bagno per disabili cosa che ci dispiace non avere ma che al momento dall’apertura non potevamo permetterci).
Ecco quindi spiegati i 30mq e la posizione.

Siamo partiti in 7 soci, 5 ragazzi e 2 ragazze ed ognuno di noi ha investito in questo progetto 600€. A questi (pochi) soldi, si sono aggiunte donazioni di parenti, amici e simpatizzanti che, con immenso orgoglio, abbiamo rimborsato dopo il primo anno di apertura (per chi ha voluto, perché qualcuno ci ha finanziato solo per il gusto di farlo, senza chiederci nulla in cambio).
Dopo il secondo anno è stato il nostro turno, e siamo riusciti a recuperare tutti i soldi spesi all’inizio. Ora il Vik sta in piedi con le proprie gambe, grazie alle entrate del bar.

Ecco uno dei punti fondamentali: il denaro.Il Vik nasce come un circolo completamente no profit e come tale è rimasto in questi 3 anni.
Nessuno dei 15 volontari attuali percepisce uno stipendio (o anche solo qualcosa che si possa avvicinare ad essere definito tale): vogliamo dimostrare che si può pensare diversamente e, soprattutto, agire diversamente, al di fuori delle solite logiche di guadagno. Non disdegniamo il denaro, sia chiaro, senza di quello non potremmo fare quello che facciamo ed organizzare quello che organizziamo ma ci piace pensare che si possa fare qualcosa per gli altri e per sé stessi anche senza il solito tornaconto economico.

Tante volte il Vik ci ha uniti e divisi, su diverse posizioni ed argomenti, ci si è scannati per mesi, si sono formate correnti di pensiero contrapposte ma, per l’ennesima volta, i problemi sono stati risolti parlandosi e, per l’ennesima volta, siamo pronti a riaprire le sue porte, con un’energia rinata, che speriamo essere in grado di trasmettere al di fuori del collettivo, alla gente che decide di supportarci, di qualsiasi tipo essa sia.

Ed è proprio questo un’altro punto fondamentale dell’esperienza Vik.
Il fatto di essere un collettivo di gente diversa, con lavori diversi, idee diverse, vite diverse, che ha trovato in questo posto il collante per maturare insieme.

Al Vik non esistono “capi”: le cariche di presidente, vicepresidente e segretario sono obbligatorie da statuto Arci, ma nessuno di queste 3 cariche ha più potere di chi non le ha. Non esiste gerarchia. Le decisioni passano per l’assemblea mensile, in cui si decidono programma e migliorie ed in cui ognuno ha il diritto/dovere di esprimere la propria opinione, essere ascoltato e votare come crede, da individuo. Nessuno si sente inferiore o meno importante di qualcun altro, proprio perché tutti hanno lo stesso potere decisionale e tutti, quindi, percepiscono il Vik come proprio.

Il Vik è diventato negli anni qualcosa di più di un semplice bar o di un locale dove andare a vedere il film o ascoltare due note: per chi ci è dentro è più paragonabile ad un laboratorio, dove si impara di tutto e dove ognuno mette a disposizione le proprie conoscenze per migliorare, sempre.
Abbiamo imparato a dipingere pareti, a costruire banconi, a gestire una programmazione mensile e quindi ad avere contatti con tanta gente diversa da tutta Italia e non solo; ad organizzarci in turni, a darci una mano a vicenda, ad amministrare denaro e pagamenti vari. Tutto con il solo scopo di tenere in vita un posto che ci sta insegnando e facendo crescere tanto.

Abbiamo affrontato l’ultimo anno con parecchia fatica, siamo stati sul punto di gettare la spugna e, proprio quando si pensava non ci fosse più nulla da salvare, una ventata di persone, idee e progetti nuovi hanno dato di nuovo linfa al tutto, a dimostrazione di quanto possa essere utile non chiudersi sulle proprie posizioni e non aver paura “dell’altro che non conosciamo”.

Tutto questo è il Vik.
E’ la prova che tante teste pensanti, seppure diversissime tra loro, possono incontrarsi ed intraprendere un cammino tortuoso ed impegnativo ma ricco di quei sentimenti di solidarietà, rispetto, sincerità ed umiltà che spesso, purtroppo, si faticano a trovare. Ripartiamo con la coscienza dei nostri tanti limiti, che cercheremo di superare passo dopo passo, ma ripartiamo anche con la consapevolezza dei nostri mezzi e di quanto potenti essi siano, se ognuno sa quale obbiettivo perseguire.
Ci basta questo, siamo arrivati fino a qui e speriamo di poter arrivare ancora oltre.
Il meglio deve ancora venire.

 

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